Economia dell’idrogeno: urgente definire una politica nazionale

Occorre investire in ricerca e sviluppo


Idrogeno

4 Gennaio 2022

Il tema degli impianti e delle reti di trasporto dell’idrogeno apre una questione geopolitica. È arrivato il momento che l’Italia definisca il proprio ruolo da ricoprire nel panorama europeo e mondiale, andando oltre la produzione strettamente legata al solo consumo interno. Occorre investire in ricerca e sviluppo

In Italia e nel mondo si moltiplicano gli sforzi per sviluppare una vera e propria “economia dell’idrogeno”. È di qualche settimana fa, la notizia che Eni, Edison e Snam (tre nomi pesanti), in collaborazione con la Fondazione Politecnico di Milano e il Politecnico di Milano, hanno dato il via a una nuova piattaforma congiunta per la ricerca sul valore dell’idrogeno. Il progetto prende il nome di Hydrogen Joint Research Platform e rappresenta un punto di partenza per un sistema che si auspica in messa a terra già entro il 2030.

Ma ad oggi c’è un intero ecosistema ancora estremamente immaturo – pur se incredibilmente promettente – e lo sviluppo di una filiera industriale nazionale richiede di vincere diverse sfide. Nei fatti c’è un’intera filiera da progettare e un modello di business tutto da costruire.

Evidentemente esiste un tempo necessario di sviluppo; non va dimenticato che anche per sviluppare la tecnologia del petrolio ci sono voluti 50 anni; dunque, ce ne potrebbero volere 50 anche per l’idrogeno pulito. Ma le potenzialità ci sono e c’è da essere ottimisti.

Perché l’idrogeno può diventare protagonista

“La via che ci porta verso un futuro pulito è fatta di idrogeno. E passa per l’Italia”. Sono le parole che ha usato settimane fa John Kerry, l’inviato speciale della Casa Bianca per il clima. Ha partecipato a un evento organizzato da Green&Blue, hub del gruppo Gedi specializzato in ambiente e innovazione. In effetti, sebbene l’idrogeno giochi al momento un ruolo marginale nella filiera energetica (rappresenta solo il 2% del mix energetico dell’Unione europea e circa l’1% in Italia), non c’è documento della Commissione europea o del nostro Governo che non citi l’idrogeno pulito come futuro vettore energetico.

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